Dai campi della Maremma ai campi di concentramento ripercorre i primi trenta anni di vita di Giuseppe, padre dell’autore del libro. Trent’anni “brutti”, segnati “dalla fatica di diventare adulti – come scrive Osbat nella prefazione – nel mondo delle nostre campagne, ai primi del Novecento, quando studiare era un privilegio, lavorare fin da bambini la norma, la patria un concetto evanescente, la città e il progresso una realtà sconosciuta”. E poi la guerra e la prigionia nei campi di concentramento, fino al ritorno a casa. Qui si interrompe il racconto della vita di Giuseppe, sebbene egli vivrà ancora a lungo; la narrazione prosegue invece con le vicende vissute, durante la Seconda guerra mondiale, da decine di suoi concittadini, nati tra il 1909 e il 1924. Oltre cento giovani mandati a combattere sul fronte francese, nei Balcani, in Grecia, in Africa, in Russia. Molti finirono nei lager nazisti, altri furono fatti prigionieri in Africa; diversi, purtroppo, non tornarono più in patria. Il racconto di queste storie è un doveroso atto di memoria e, insieme, un monito per le giovani generazioni perché abbiano sempre a cuore il mantenimento della pace. La pace, come ricordava papa Francesco “non è mai conquistata una volta per tutte, va continuamente costruita”.